
Zuccheri e antibiotici, una valvola che cresce con il bambino e l’età della voce
Questa settimana si va dai vassoi dei pasti in ospedale a una valvola cardiaca pensata per i bambini che crescono. In diverse storie il nodo è lo stesso: la differenza tra ciò che uno studio ha osservato e ciò che è riuscito davvero a dimostrare.
- Studio osservazionale
- 173 pazienti trapiantati
Gli antibiotici non eliminano soltanto i batteri che causano l’infezione: impoveriscono anche la flora batterica intestinale. Un nuovo studio pubblicato su Nature si chiede se quello che si mangia durante la cura possa rendere questo danno più o meno grave.
I ricercatori hanno studiato 9.419 pasti consumati da 173 persone ricoverate per un trapianto di cellule staminali, una terapia usata soprattutto per i tumori del sangue, e li hanno analizzati insieme ai campioni di microbioma di 158 di questi pazienti. Chi mangiava più dolci e zuccheri mentre assumeva antibiotici mostrava una flora più alterata: meno varietà di specie batteriche e una maggiore crescita di Enterococcus, un batterio che può causare malattie.
Dai diari alimentari, però, non si può isolare l’effetto dello zucchero da tutto ciò che accade a una persona gravemente malata. Per questo il gruppo è passato agli esperimenti sui topi: aggiungere saccarosio, cioè il normale zucchero da tavola, rendeva la proliferazione di Enterococcus causata dagli antibiotici più intensa e più duratura. Secondo il comunicato stampa, ogni 100 grammi di zucchero consumati nelle 48 ore prima degli antibiotici erano associati a un ulteriore calo del 21% della diversità batterica.
Fin qui arrivano le prove. I pazienti trapiantati affrontano cure molto pesanti e sono ben diversi da un adulto sano che prende antibiotici per qualche giorno. Nell’uomo lo studio mostra un’associazione; il rapporto di causa ed effetto è stato osservato solo nei topi. Gli stessi autori sottolineano che il risultato andrà verificato su altri gruppi di pazienti e con studi in cui si modifichi davvero l’alimentazione.
Pubblicato il 4 ottobre 2026
- Più studi
Il retatrutide, sviluppato da Eli Lilly, agisce su tre recettori ormonali: GLP-1, GIP e glucagone. Il 29 settembre The Lancet e il New England Journal of Medicine hanno pubblicato i primi grandi studi in fase avanzata, e dai dati emerge una differenza da non trascurare.
Nello studio del NEJM, 2.339 adulti con obesità sono stati assegnati a caso a una di tre dosi oppure al placebo. In media il peso è calato del 17,6% con la dose più bassa e del 23,7% e del 25,0% con quelle più alte, contro il 3,9% con il placebo.
Chi aveva anche il diabete di tipo 2 ha perso meno peso. Nello studio TRIUMPH-2, pubblicato su The Lancet, 1.152 adulti con obesità e diabete di tipo 2 hanno ricevuto 4, 9 o 12 mg di retatrutide oppure il placebo. Dopo 80 settimane il calo medio di peso è stato dell’11,9%, del 16,8% e del 18,8%, contro il 5,1% con il placebo. La diarrea ha interessato tra il 27% e il 34% di chi prendeva il farmaco, contro il 13% nel gruppo placebo.
Restano due questioni aperte. Entrambi gli studi sono stati finanziati da Lilly e hanno confrontato il retatrutide solo con il placebo: non sappiamo quindi ancora se funzioni meglio dei farmaci già in commercio. Inoltre il retatrutide non è ancora approvato.
- Studio randomizzato
- 703 anziani
- 2 anni
La perdita dell’udito è stata associata alla demenza, e la domanda viene spontanea: curando l’udito si protegge anche la mente? Lo studio CHOICE, pubblicato il 28 settembre su JAMA Neurology, ha provato a rispondere in Cina.
Ha coinvolto 703 anziani, con un’età media di circa 74,5 anni, che avevano un calo dell’udito da moderato a grave e un lieve deterioramento cognitivo, cioè disturbi della memoria e del ragionamento che non arrivano alla demenza. Per sorteggio, una parte dei partecipanti ha ricevuto un apparecchio acustico e l’altra incontri informativi sulla salute dell’udito; tutti sono stati seguiti per due anni.
I punteggi nei test cognitivi sono migliorati nel 15,34% di chi aveva l’apparecchio acustico, contro il 2,36% del gruppo informativo.
Sulla demenza, invece, la risposta è meno netta. In due anni il 3,09% delle persone con l’apparecchio è arrivato a un deterioramento di livello demenza, contro il 4,74% del gruppo informativo: una differenza non statisticamente significativa, che potrebbe quindi essere dovuta al caso. Ottenere punteggi migliori nei test e prevenire la demenza sono due risultati diversi, e lo studio ha dimostrato solo il primo. Non sono stati segnalati effetti avversi legati allo studio. Infine, poiché il gruppo di controllo ha ricevuto comunque un intervento informativo, gli apparecchi acustici sono stati confrontati con un’alternativa attiva, non con l’assenza di qualsiasi intervento.
- Approvazione regolatoria
- 62 bambini
- 6 mesi
Una valvola cardiaca impiantata resta sempre della stessa misura, mentre il bambino continua a crescere. Per chi nasce con una malattia della valvola polmonare, questo significa spesso dover tornare in sala operatoria per un nuovo intervento a cuore aperto quando la valvola diventa troppo piccola.
Il 1° ottobre la FDA ha approvato la Autus Size-Adjustable Valve, progettata per crescere insieme al bambino. Ha inizialmente un diametro di circa 13 millimetri e può essere portata fino a 22 millimetri con un catetere a palloncino, un sottile tubicino con la punta gonfiabile. In questo modo la valvola si allarga senza doverla sostituire con un intervento a cuore aperto. I lembi della valvola sono in polimero sintetico.
L’approvazione si basa su uno studio condotto su 62 bambini in 12 centri. A sei mesi, nei primi 60 il flusso di sangue era adeguato, con al massimo un lieve rigurgito, e non si sono verificati decessi, ictus o complicanze dovute a coaguli. In tre valvole si sono riscontrate fratture del telaio e in due i lembi si muovevano meno del previsto, ma nessuno di questi bambini aveva sintomi.
Sei mesi sono pochi per un dispositivo che deve durare per tutta l’infanzia, e i medici hanno ancora poca esperienza con l’allargamento vero e proprio della valvola. Gli studi sulla sua durata nel lungo periodo sono ancora in corso.

L’età che dimostra la voce potrebbe rivelare l’invecchiamento del cervello e la demenza
- Studio osservazionale
- 2.928 persone di lingua spagnola
Una semplice registrazione della voce può dire qualcosa su come invecchia il cervello? Uno studio pubblicato il 30 settembre su Science Advances ha messo alla prova questa idea su 2.928 persone di lingua spagnola in cinque Paesi dell’America Latina.
Lo strumento è un cosiddetto «orologio vocale». I ricercatori hanno addestrato un modello di apprendimento automatico, cioè un software che impara a riconoscere schemi a partire da esempi, a stimare l’età di una persona dal suo modo di parlare. Più della stima in sé conta lo scarto tra l’età che una persona sembra avere quando parla e quella reale.
Tra i partecipanti c’erano adulti sani e persone con lieve deterioramento cognitivo, malattia di Alzheimer o demenza frontotemporale, una forma di demenza che spesso colpisce il comportamento e il linguaggio. Lo scarto cambiava da un gruppo all’altro: era minimo nelle persone sane e cresceva progressivamente nell’Alzheimer e nella demenza frontotemporale.
I ricercatori hanno poi verificato se questo scarto andasse di pari passo con qualche indicatore biologico. È risultato correlato alla proteina tau fosforilata, legata alle alterazioni cerebrali tipiche dell’Alzheimer, e a diversi orologi epigenetici, che stimano l’età biologica a partire dai marcatori chimici presenti sul DNA.
Nella voce restano anche tracce delle condizioni di vita. Una voce che sembrava più vecchia era associata a un livello di istruzione più basso, a difficoltà economiche, all’insicurezza alimentare e a un accesso più difficile alle cure. L’orologio sembra quindi cogliere qualcosa di più della malattia, ma lo studio non permette di stabilire quale fattore influenzi l’altro.
Registrare la voce costa poco ed è semplice: è questo il vantaggio pratico. Se la misura si dimostrasse affidabile, potrebbe aiutare a individuare chi ha bisogno di una valutazione cognitiva più approfondita. Non è però uno strumento diagnostico. Ogni persona è stata registrata una sola volta, quindi lo studio non può dire se una voce che sembra più vecchia anticipi un declino futuro. Inoltre tutti i partecipanti parlavano spagnolo. Prima di qualsiasi uso clinico serviranno verifiche nel lungo periodo, studi in altre lingue e prove nelle conversazioni di tutti i giorni, non solo in laboratorio.
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Nature Medicine
Diversi risultati di questa settimana attendono ora il passo successivo: uno studio di intervento, un confronto diretto con altri trattamenti o anni di follow-up. Continueremo a seguirli. Alla prossima settimana.
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Fonti
I titoli delle fonti sono riportati nella lingua di pubblicazione.
- Speech clocks and dementia phenotypes across five Latin American countries · Science Advances
- Your voice may reveal how fast and how well you're aging · Medical Xpress
- Sugar-rich foods exacerbate antibiotic-induced microbiome disruption · Nature
- Sugar Amplifies Damage Done to Gut Health by Antibiotics · PRNewswire
- Retatrutide in adults with obesity and type 2 diabetes (TRIUMPH-2): a double-blind, parallel-group, randomised, placebo-controlled, phase 3 trial · The Lancet
- Retatrutide, a Triple Hormone Receptor Agonist, for Treatment of Obesity · New England Journal of Medicine
- People with Type 2 diabetes lost up to 60 pounds on Lilly's latest weight loss drug · NBC News
- A Re-Appraisal of Three Network Meta-Analyses to Explain the Discrepancy in Findings for the Efficacy of Fluoxetine for the Treatment of Depression in Children and Adolescents · Cochrane Evidence Synthesis and Methods
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